EDUCAZIONE, APPRENDIMENTO E AUTOCONSAPEVOLEZZA

EDUCAZIONE, APPRENDIMENTO E AUTOCONSAPEVOLEZZA

Siamo arrivati finalmente all’ultimo di questa serie (un po’ lunga e complessa effettivamente) di articoli ispirati ai criteri di mediazione del Metodo Feuerstein. Penso (e spero) che genitori, insegnanti, educatori e vari professionisti che operano in campo educativo, possano trovarvi spunti di riflessione interessanti.

I primi tre: Mediazione di intenzionalità e reciprocità”, “Mediazione della trascendenza” e “Mediazione del significato”, come abbiamo già detto, sono i più importanti. Sono universali e imprescindibili nei processi educativi, formativi e nella costruzione degli apprendimenti(vedi link sotto).

Potete trovare anche gli altri nove in questa sezione del blog. Sono considerati criteri di rinforzo, che possono essere utilizzati in base alle diverse esigenze che si presentano ed agli obiettivi della mediazione educativa. Ma sono tutti aspetti molto importanti in ambito educativo, degli apprendimenti e della formazione personale. Possono essere considerati in qualche modo “a pari merito” nella loro funzione di stimolo e di attivazione del pensiero e delle risorse personali.

“Chiudere il cerchio”

Il tredicesimo criterio, “Mediazione della consapevolezza”, “chiude il cerchio” metaforicamente e mira a raccogliere i frutti del lavoro educativo che, se svolto bene, potrà portare i risultati desiderati.

In realtà, il processo sottostante, richiama in parte la forma del cerchio, ma si svolge, potremmo dire, come in una spirale che si apre e cresce sempre più. Una spirale in cui ogni giro raccoglie e integra gli aspetti del livello precedente, rilanciandoli e ampliandoli in una evoluzione continua.

Consapevolezza e mediazione

In un percorso di mediazione educativa e di apprendimento, riuscire a cogliere, da parte di chi viene seguito, sia il fatto di averne necessità, sia i benefici che ne derivano, è un passaggio molto importante.

È quel passaggio che permette di rendersi conto, di sentire quel “clic” che fa scattare la comprensione dell’utilità di ciò che si sta apprendendo. Che fa accedere alla consapevolezza di un passaggio ad un livello di competenza superiore, anche se di poco o di pochissimo. Può essere percepito anche un cambiamento minimo, ad esempio nella modalità che si sta utilizzando per affrontare e risolvere un problema. Poco prima non ci si riusciva e ora sì: perché? Cosa è successo?

Questa consapevolezza avviene e si manifesta sia in chi riceve la mediazione e viene guidato nella sua evoluzione personale, sia in chi la applica, il mediatore. Entrambi ne saranno modificati in qualche modo ed è naturale una influenza reciproca sia nella motivazione che nell’investimento di energie immesse nella relazione educativa.

Viene favorito lo sviluppo del livello metacognitivo (“oltre la cognizione”; “al di là della cognizione”), cioè l’acquisizione di autoconsapevolezza delle proprie capacità e delle strategie che si mettono in atto. L’approccio metacognitivo, infatti, promuove la capacità di osservare, riconoscere e descrivere i propri processi mentali, per capire “come si funziona”.

Comprendere quello che si fa, cosa e come lo si fa, è la via per “imparare ad imparare”, che è un obiettivo di una educazione ed una didattica che risultino formative. Sugli strumenti proposti da questo metodo appare una scritta “Un momento… sto pensando”, che è un invito a prendersi il tempo necessario a comprendere come affrontare la consegna. Sottintende la necessità di riflettere, di controllare la fretta di trovare una risposta, quindi di tenere a bada anche quella impulsività propria di molti bambini e ragazzi. Suggerisce di pianificare le proprie azioni, di abituarsi a immaginare e programmare man mano le proprie mosse.

Naturalmente il tutto è in divenire, evolve e si approfondisce nel tempo, in base all’età ed alle caratteristiche della persona.

Durante il percorso

Anche se questo criterio di mediazione è collocato come tredicesimo e ultimo, non è certo da tenere alla fine di un lavoro di mediazione, perché in realtà connota tutto il percorso. È, anch’esso (come i tre parametri universali), trasversale a tutti gli altri e collegato ad essi, poiché va sempre tenuto presente da chi fa il lavoro di mediazione e va sollecitato come riflessione in chi lo riceve.

La mediazione della consapevolezza permette al mediatore di verificare, sia man mano che al termine, se ci sono progressi e quali sono e di valutare se il proprio lavoro è stato ed è efficace.

Aiuta chi la riceve a riflettere in modo consapevole su quanto ha fatto, quanto sta facendo e come, per rendersi conto della qualità della propria capacità di trasformazione. Gli strumenti utilizzati con questo metodo hanno valore sia per scoprire quali soluzioni sono richieste di volta in volta, ma, soprattutto, diventano occasioni per rendersi conto dei processi mentali che si attivano.

Domande e riflessioni…

L’adulto che segue un bambino o un ragazzo in un percorso di apprendimento, in genere lo accompagna con “buone domande”, vale a dire domande che facciano riflettere e favoriscano la comprensione di ciò che accade.

Con i più piccoli, naturalmente, si adattano domande, esempi e stimoli, alle loro capacità.

Se bambini e ragazzi si abituano a farsi a loro volta delle domande su come procedono, su come apprendono, su quali strategie sono loro utili e perché, acquistano consapevolezza e flessibilità di pensiero.

Potrebbero essere incoraggiati a chiedersi, ad esempio:

Quel vocabolo che non conoscevo, ora lo sento mio? Dove e come potrei utilizzare questa nuova parola/capacità/conoscenza, ecc?

Sono finalmente riuscito a capire quel problema: come mi sento?

Come ho fatto a risolvere questo quesito? Quale ragionamento mi ha portato a capire la soluzione?

Perché ho fatto quell’errore? Cosa ho capito da quell’errore?

Comprendo meglio se ripeto più volte un contenuto? Mi aiuta vedere immagini, oltre alle parti scritte? Cosa mi permette di ricordare meglio quello che sto imparando:         sperimentare/ascoltare/vedere/scrivere/ripetere/visualizzare graficamente/altro?

Riesco a stare attento o mi distraggo spesso? Se mi organizzo il materiale lavoro meglio? Se uso bene tempi di lavoro e pause, sono più produttivo?

Sono solo alcuni piccoli esempi di domande che possono aiutare a comprendere meglio le caratteristiche del proprio stile di apprendimento, i propri punti di forza e i propri limiti, i processi di pensiero, ecc. Possono favorire un dialogo interiore o anche espresso a voce, che guida e sostiene durante un compito, lo studio, una nuova esperienza.

La mediazione

Come forse apparirà ormai abbastanza evidente, ognuno dei criteri di mediazione che ho cercato di descrivere (in modo non certo approfondito come meriterebbero) è importante. Ognuno di essi, come spero si possa cogliere da questo e dagli articoli precedenti, si intreccia con gli altri e offre il proprio contributo, soprattutto se diviene parte di un insieme armonioso.

Infine, come sempre, saranno la volontà educativa, la disponibilità ad offrire la propria competenza, la capacità comunicativa ed empatica di chi educa e di chi insegna a bambini e ragazzi a connotare e rendere significativo lo scambio relazionale e culturale.

Un grande augurio a tutti noi adulti di riuscire a trasmettere ai bambini ed ai ragazzi la voglia di procedere, di apprendere e la bellezza di scoprire in se stessi nuove possibilità di pensiero flessibile e creativo!

Link per gli articoli sui primi tre criteri di mediazione

https://www.educazionequotidiana.it/quante-emozioni/accompagnare-e-guidare-laltro/

https://www.educazionequotidiana.it/quante-emozioni/educare-a-comprendere-e-andare-oltre/

https://www.educazionequotidiana.it/quante-emozioni/educare-vuol-dire-anche-dare-significato/

Per eventuali richieste di incontri, in studio o online, potete contattarmi attraverso il modulo “contatti”:

http://www.educazionequotidiana.it/contatti/

Il primo colloquio, con uno o entrambi i genitori, è orientativo ed è gratuito.

13 dicembre 2021