Quando i bambini tornano da scuola…

Quando i bambini tornano da scuola…

Quando i bambini tornano a casa da scuola, non facciamo loro un interrogatorio sul loro comportamento e voti presi. Comprensibilmente, dopo una mattinata o una giornata di impegno, non hanno voglia di rispondere, diranno che non ricordano o che è andato tutto bene, soprattutto se sono bambini che non amano particolarmente le richieste che la scuola pone loro o che hanno qualche difficoltà nello stare attenti o nell’apprendimento. In fondo anche noi adulti, dopo una giornata di lavoro, non avremmo certo voglia che qualcuno ci domandasse nei dettagli  o con tono giudicante cosa abbiamo fatto. Allora sarà più piacevole per loro se chiederemo piuttosto se sono stati bene, se hanno giocato con i loro compagni… in modo che sentano il nostro interesse per il loro benessere e non solo o soprattutto per il loro rendimento. Chiediamo certamente anche se è accaduto qualcosa di interessante a scuola, se hanno imparato cose nuove, in modo da mostrare comunque la nostra attenzione per le attività scolastiche e anche per il loro apprendimento, ma in modo più indiretto, così da evitare eventuali “chiusure” da parte loro. È probabile che, se ci sarà qualcosa da raccontare, saranno loro che, spontaneamente, ne parleranno. Se non lo fanno potremmo noi stessi raccontare un episodio della nostra giornata, che li possa interessare e così anche loro, molto probabilmente, avranno voglia di raccontare qualcosa della loro, scegliendo da dove iniziare…

Naturalmente dipende da caso a caso: ci sono bambini che, al contrario, hanno piacere di raccontare quello che hanno fatto e imparato in classe, di mostrare con orgoglio il loro quaderno e di sentirsi sempre più capaci, anche grazie al riconoscimento dei genitori sul loro impegno. Con loro le domande potranno essere certamente più dirette (non come interrogatorio, in ogni caso…) e le risposte non tarderanno ad arrivare.

Tutto questo non deve ovviamente impedirci di essere sempre attenti al procedere del loro apprendimento (compiti, quaderni, materiale scolastico…), di osservarli nel quotidiano, di ascoltare eventuali segnali che potrebbero indicare qualche malessere (cambiamenti nella sfera privata: mangiare, dormire, nella cura del corpo, nell’umore…) per avere la possibilità di capire cosa accade e di intervenire.

 

 

 
23 febbraio 2018