SE TUO FIGLIO TI DICE “MAMMA TI ODIO!”

SE TUO FIGLIO TI DICE “MAMMA TI ODIO!”

Scenario: tu e tuo figlio di quattro anni avete litigato per un motivo anche banale (ai tuoi occhi), ma lui si è impuntato e pure tu. Alla fine lui ti ha urlato la temuta frase: “Mamma ti odio!”. Questo ti ha completamente spiazzata. Seguono altre discussioni, magari urla, altre sgridate, recriminazioni, musi lunghi,… L’atmosfera è tesa e nessuno dei due cede.

Soprattutto, tu ti senti enormemente ferita da quella frase così drastica che ti ha gettata nello sconforto. Tendi a prenderla per vera, come fosse una dichiarazione definitiva.

Le emozioni così forti…

Di fronte ad una frase come quella ti sembra di avere sbagliato tutto “Ma come, il mio bambino… Non può odiarmi… Lo sa che lo faccio per il suo bene…”. Certo che lo sa! Solo che in quel momento di rabbia non ne tiene conto. Non riesce ad inibire l’impulso di urlarti il suo odio o di minacciarti fisicamente. È preda della sua emozione ed ha tutto il diritto di provarla e anche di dirtela. Il che, a dire il vero, è meglio, è liberatorio per lui. È meglio che lui possa esprimere la propria emozione, anche se ostile, piuttosto che provare qualcosa di negativo e soffocarlo per paura. Te lo dice, ti butta addosso tutta la sua frustrazione e ti dà modo di capire cosa sta provando. Sta esagerando e usa toni esasperati e parole forti, ma, quasi certamente, se ne accorge subito e magari vorrebbe anche non averle dette.

Un circolo vizioso…

È inutile, soprattutto durante una forte discussione, rispondere per le rime o metterti a spiegare a tuo figlio le tue motivazioni. Non ti ascolterebbe. Non ne sarebbe in grado. Il suo cervello, come ci spiegano le neuroscienze, è ancora immaturo e “in presa diretta” con le emozioni, poco o per nulla filtrate. Inoltre, in quel momento è in fase di “chiusura”. Attiva solo la parte arcaica, quella che regola le nostre funzioni vitali (respiro, battito cardiaco, sonno…) e le reazioni istintive ai pericoli (attacco, fuga o immobilità). E anche tu, data la situazione, non sei proprio calma nel reagire alla sua provocazione e puoi tendere ad “imitare” inconsapevolmente il suo atteggiamento. Rischi di agire nello stesso modo, quasi speculare al suo, attivando un circolo vizioso in cui entrambi vi influenzate a vicenda.

Darsi un tempo per calmarsi…

In una situazione come questa è molto più utile prendere tempo. Respira a fondo per cercare di recuperare l’autocontrollo e poi dici a tuo figlio che tutti e due avete bisogno di calmarvi. Che vi prendete cinque minuti per trovare la calma necessaria a poter parlare. Naturalmente evitando urla, rimproveri e musi lunghi, ma usando un tono ed un’espressione il più possibile incoraggianti. Lui, che molto probabilmente, come abbiamo detto, è già dispiaciuto di quello che ti ha detto, non ha certo bisogno di una sgridata o di vederti abbattuta dalle sue parole. Ha bisogno invece di sentire che le sue parole non hanno “distrutto” nulla, non hanno messo in discussione il vostro rapporto.

Accogliere le emozioni…

Quando avrete entrambi ritrovato la calma ne riparlerete. È importante che tu gli spieghi che spesso, quando si è arrabbiati, si dicono cose che non si pensano davvero. Che ci escono così, senza riflettere e che capisci la sua rabbia e anche che possa avercela con te. È naturale e non c’è niente di male. Ci sono emozioni forti che facciamo fatica a controllare e ci succede di dire o fare qualcosa di negativo senza davvero volerlo. È più forte di noi e per un bambino è molto più difficile riconoscerle e controllarle. Accogli così la sua emozione, le dai voce e gli fai sentire che non c’è niente di “sbagliato”, né in lui, né in quello che prova. Non giudichi la sua emozione.

Quello che invece è utile rivedere è il comportamento, nell’esempio delle urla di rabbia o, se capita, di tentativi di dare calci o pugni. Puoi capire ed accogliere la sua emozione di rabbia, ma non va bene ad esempio che lui urli con te o ti voglia picchiare. Avrai modo di spiegarglielo quando sarete tutti e due più calmi.

Anche un bell’abbraccio dato al momento giusto, quando vi sarete ritrovati e sarete ben disposti uno verso l’altro è di grande conforto per entrambi. Ma pure quando il bambino è ancora arrabbiato, potreste sentire che solo un abbraccio potrebbe calmarlo, prima di tante parole. Affidatevi al vostro istinto!

Allenamento emotivo…

Abituare i bambini fin da piccoli a questi momenti di pausa per poter riflettere è una buona scelta educativa. Queste pause sono dei time-out che permettono di riprendersi, respirare, pensare con calma e un minimo di distacco. Favoriscono l’autocontrollo e l’allenamento di capacità di ascolto, di attesa, di riflessione, di introspezione.

Soprattutto, nutrono l’autostima dei bambini che in questo modo non si sentono giudicati o peggio ancora, “condannati senza appello” a ruoli scomodi. Ruoli che purtroppo vengono ancora attribuiti ai bambini, definiti “difficili”, “capricciosi” o, peggio ancora, “cattivi”. Etichette faticose da portare e da scrollarsi di dosso, fino al punto di rinunciarvi, “sono fatto così…”, “tanto è sempre colpa mia…”.

Invece, se l’educazione emotiva dei figli viene costruita e coltivata per tempo, permette di dare ai bambini, in modo sereno e positivo, le coordinate necessarie. Serviranno per orientarsi nel complesso mondo delle relazioni e, prima ancora, nell’ancora più complessa sfera del rapporto con se stessi.

Vi lascio i link a due articoli di questa stessa sezione (“Quante emozioni”, dove trovate diversi altri articoli), che affrontano questi temi:

Dar voce alle emozioni dei bambini…

AIUTARE I BAMBINI A CONTROLLARE LA RABBIA

30 luglio 2020