SAPPIAMO ANCORA COMMUOVERCI?

SAPPIAMO ANCORA COMMUOVERCI?

Quanti di noi provano ancora commozione di fronte ad eventi tristi o felici? Tutti abbiamo sperimentato che questa emozione, a differenza di molte altre, è collegata a sentimenti sia positivi che negativi ed infatti la commozione viene definita dal Devoto-Oli come un “Intenso turbamento interiore, piacevole o doloroso, originato da esperienze personali o da un sentimento di viva partecipazione alle vicende altrui”.
È quindi un’emozione polivalente, “democratica” e sorprendente nella sua immediatezza ed imprevedibilità.
Forse vi sarà capitato di commuovervi ascoltando una canzone che vi riportava a ricordi lontani, non importa se gradevoli o tristi… Oppure guardando una fotografia di una persona, di un luogo a voi caro o leggendo un libro che vi ha catturato… O ancora ammirando un’opera d’arte, un paesaggio incantevole, un bel film, uno spettacolo teatrale… O mentre un amico con cui avete una buona empatia vi parlava di un suo problema o, al contrario, di un suo successo di cui vi sentivate partecipi…
Talvolta, la stessa commozione può avervi sorpreso nell’incontro con un estraneo, che però vi ha colpiti in modo inaspettato. E questo può esservi accaduto anche vedendo ed ascoltando alla televisione qualcuno che parlava di una propria esperienza, di sofferenza o, invece, di gioia…
La televisione, in effetti, ci può offrire (e spesso “imporre” nostro malgrado…) racconti, notizie, servizi su eventi drammatici (guerre, atti terroristici, terremoti, crolli improvvisi, incidenti, incendi,…) che, oltre ad indignarci, ci stringono il cuore in una morsa di commozione perché sentiamo di partecipare al dolore di chi li ha vissuti o li sta vivendo, oltre al timore che proviamo per il senso di insicurezza che ne deriva.
Ma alla TV o dal vivo, vediamo anche esempi di successi personali: un atleta che vince la sua gara o batte un record, un artista che, ad un suo concerto, incanta un pubblico vastissimo, un attore che trasporta gli spettatori in un mondo altro, narrato ed interpretato per far vivere le sue stesse emozioni. O ancora, qualcuno che, pur partendo da limiti fisici anche importanti, ha saputo andare oltre e realizzare il suo sogno, in campo atletico, artistico o altro…
E, quando accade, molti di noi si commuovono fino, talvolta, a far sgorgare qualche lacrima benvenuta.
Ecco, trovo che queste siano, appunto, lacrime benvenute, una benedizione, una carezza al nostro animo, un dono inaspettato che ci mantiene in contatto con le nostre emozioni più profonde, più protette, quelle che ci fanno sentire più vulnerabili, ma che sono anche la nostra forza, danno spessore alla nostra identità.
Forse il passare degli anni, se non ci porta a chiuderci ed a diventare più cinici ed emotivamente impermeabili – come purtroppo a qualcuno accade – ci rende più sensibili, magari più fragili, ma infinitamente più aperti verso le sfumature emotive che possiamo provare inaspettatamente.
Permettiamoci, ogni tanto, di abbandonarci ad esse! Facciamoci un regalo!
E doniamo questo esempio ai bambini, figli o nipoti che siano, senza vergognarci di mostrarci emotivi, commossi, magari per un bellissimo paesaggio che si apre davanti ai nostri occhi e che ci regala momenti di benessere da condividere.
Faremo loro un grandissimo regalo: l’esempio di come, dentro ognuno di noi, siano custoditi tesori preziosi, che possiamo intravedere e far emergere e di cui potremo godere ogni volta che ci ascolteremo davvero.

2 settembre 2018