QUANDO VOSTRO FIGLIO “VE LA FA PAGARE”…

QUANDO  VOSTRO FIGLIO “VE LA FA PAGARE”…

Vi sarà capitato, papà e mamme, di tornare a casa dopo una giornata di lavoro, magari pesante e lunghissima (oppure quando andate a prenderlo al Nido o alla Scuola dell’Infanzia) e di trovare vostro figlio che sta tranquillamente giocando con la nonna, le educatrici, la baby-sitter e, al vostro arrivo, non solo non vi corre incontro sorridendo gioioso per abbracciarvi, come forse avete immaginato e desiderato tutto il giorno, ma vi ignora, non vi guarda né saluta e non risponde alle vostre domande…

Non solo: tempo qualche minuto, se non qualche secondo, il piccolo inizia un capriccio dal nulla, fa scenate, piange e urla senza che nessuno capisca il perché, sotto lo sguardo stupito della nonna (o dell’educatrice, della baby-sitter…) che dice “… ma se è stato così bravo e sorridente tutto il pomeriggio…” , facendovi sentire quasi inopportuni, come se foste stati voi, con il vostro arrivo, a rompere un radioso equilibrio…

E, in effetti, la reazione del bambino, pare proprio essere dovuta al vostro ingresso…

Perché si comporta così?

Immagino vi siate risposti spesso a questa domanda, dicendovi che vostro figlio ha sentito la vostra mancanza e dà la colpa a voi per questo…

In effetti è proprio così: i bambini piccoli vivono l’assenza di voi genitori con un senso di mancanza, senza riuscire a spiegarsi come mai non siate con loro, anche se l’avete spiegato più volte, se avete parlato del vostro lavoro che vi costringe a rimanere tante ore lontani. Nella loro visione egocentrica i bambini fanno fatica ad immaginare che parte della vostra vita si svolga al di là della loro presenza, che voi possiate vivere e stare bene anche senza di loro, pur se per una parte della giornata.

In fondo anche per i vostri figli è così, ma i bambini non ne tengono conto. In realtà, come sapete, stanno bene anche senza di voi quando sono all’Asilo Nido o alla Scuola dell’Infanzia o a casa con qualcuno di cui si fidano e a cui sono affezionati, ma quando vi rivedono, spesso capita che realizzino “a scoppio ritardato” che non eravate con loro e che si emozionino talmente nel ritrovarvi da non riuscire a gestire tutto ciò che provano, finendo per farvi una scenata anziché buttarvi le braccia al collo come vorrebbero. E loro stessi non capiscono bene perché si comportano così e non saprebbero certamente spiegarvelo.

Voi, come reagite?

La vostra reazione è molto importante e può contribuire a calmare vostro figlio oppure a farlo sentire incompreso e sconsolato… Reagite con fastidio, sgridandolo per la sua accoglienza e magari minacciando di punirlo se non la smette di fare capricci? Oppure riuscite a mettervi nei suoi panni ed a calmarlo con parole dolci e abbracciandolo?

Provate a pensarci con mente lucida, ora che non vi trovate in quella situazione e non siete anche voi provati emotivamente, sia dalla stanchezza della giornata, sia da ciò che vostro figlio vi sta comunicando. Cercate di rivedervi mentre affrontate i suoi pianti e le sue scenate e ad analizzare con obiettività il vostro atteggiamento e il vostro comportamento, in modo da capire se c’è qualcosa da modificare e come provare a farlo…   

Cosa potete fare?  

Se avete la fortuna di poter cambiare in modo regolare e permanente il vostro orario di lavoro, provate a valutare pro e contro per decidere in tal senso. Ma, nella maggior parte dei casi, probabilmente questo è molto difficile se non impossibile e, per prima cosa, vorrei dirvi che non serve a nulla covare dei sensi di colpa che vi farebbero provare un disagio inutile.

Quello che potete fare, invece, riguarda il vostro comportamento e come reagite all’accoglienza turbolenta del vostro bambino. Avete compreso il motivo del suo comportamento e che lui in quel momento è preda delle sue emozioni contrastanti – la gioia di rivedervi ed il rancore per la vostra assenza – e che agisce in modo impulsivo. Perciò è inutile domandargli “Perché fai così? Non sei contento di rivedermi?”, perché non saprebbe cosa rispondervi. Ed è inutile e controproducente sgridarlo, arrabbiarsi con lui, minacciarlo di andarvene o con punizioni varie, perché, non solo non lo calmereste, ma lui si sentirebbe ancora di più una vittima incompresa e acuirebbe il suo senso di solitudine e di sconforto.

Allora come fare? Cercate di mettervi nei suoi panni e di rimanere calmi. Accogliete il suo disagio e date voce alle sue emozioni, dicendogli che capite perché si sta comportando così: “Ho capito che sei arrabbiato con me perché non ci siamo visti tutto il giorno…” “Lo so che ti sono mancata/o, anche tu mi sei mancato tantissimo e non vedevo l’ora di tornare a casa…” “Vorrei tanto che ci abbracciassimo…”  e gli aprite le braccia o provate ad abbracciarlo, il tutto chinandovi alla sua altezza e guardandolo negli occhi per trovare un contatto vero con lui.    

Se si sentirà capito anziché sgridato, potrà pian piano calmarsi ed abbandonarsi al vostro abbraccio, ritrovando nelle vostre parole e nel vostro contatto amorevole quella consolazione di cui aveva tanto bisogno. E, se non ci riuscirà perché è particolarmente in difficoltà, dategli il tempo di tranquillizzarsi senza innervosirvi, rassicurandolo sulla vostra presenza e disponibilità.

Giocare d’anticipo…

Quando avete del tempo ed un po’ di calma, la sera stessa, parlate ancora con vostro figlio, per riprendere ciò che è accaduto e fatelo anche nei giorni successivi per prepararlo ai prossimi distacchi, spiegandogli bene che non dipendono da voi e che anche voi lo pensate tantissimo quando siete lontani, ma che poi sarà bello ritrovarsi senza piangere ma con un bel sorriso ed un forte abbraccio. Ditegli ancora che capite bene come lui si sente senza di voi e che per voi è lo stesso: questa è la cosa più importante e che lo farà sentire compreso e non giudicato.

Magari potreste lasciargli un fazzoletto con il vostro profumo da annusare quando sente la vostra mancanza… Dategli dei riferimenti temporali (a seconda della stagione), ad esempio: “quando ci sarà buio e avrai mangiato la merenda…” oppure: “quando ti sarai già messo il pigiama…”; oppure indicategli bene sull’orologio, con l’aiuto di un disegno, l’orario del vostro rientro, in modo che, chi sarà con lui, possa guidarlo a vedere l’avvicinarsi dell’ora prevista ed a rappresentarsi il vostro incontro… Insomma, qualcosa che gli dia la possibilità di tenere un po’ sotto controllo la situazione e di poter prevedere in qualche modo il vostro rientro.

Sono sicura che vi verranno in mente altri possibili modi per aiutare il vostro bambino a tollerare la temporanea separazione da voi e che, con l’amore, la calma e la comprensione, saprete accompagnarlo al meglio e ad aiutarlo a vivere serenamente ogni ora della sua giornata, perché saprà bene che poi vi ritroverete e starete insieme.

Vi metto i link a due articoli precedenti:

http://www.educazionequotidiana.it/quante-emozioni/dar-voce-alle-emozioni-dei-bambini/(si apre in una nuova scheda)

http://www.educazionequotidiana.it/pedagogia-quotidiana-per-genitori/i-capricci-come-gestirli/(si apre in una nuova scheda)

14 marzo 2019