L’intelligenza emotiva: una capacità preziosa da coltivare

L’intelligenza emotiva: una capacità preziosa da coltivare

Tutti siamo cresciuti con dei modelli genitoriali che hanno influenzato la nostra vita, nel bene e nel male. Nel divenire genitori è inevitabile che con questi modelli si facciano un po’ i conti, per abbracciarli o per evitarli, anche quando si cerca di ignorarli. Inoltre ci sono tutti quegli aspetti educativi e culturali che hanno fatto parte della vita di ciascuno e che fanno sentire la propria presenza.

I genitori che sono una guida per insegnare ai figli l’intelligenza emotiva sono quelli attenti ed empatici, consapevoli dell’emozione del figlio; che riescono a comprendere che quel momento è un’occasione di stargli vicino e di insegnamento; che danno importanza ai sentimenti che il bambino sta esprimendo e lo aiutano a comprendere quell’emozione, a darle un nome; che gli lasciano il tempo di provare i suoi sentimenti, lo rispettano in questo; che gli sono accanto quando è in difficoltà, sanno aiutarlo ad accettare la sua emozione, ma sanno anche mettere dei limiti, incoraggiarlo nel cercare una soluzione e nel vedere una evoluzione della situazione. Questi genitori sanno che “… il problema non è nei sentimenti, ma nei comportamenti. Tutti i sentimenti sono accettabili, ma non tutti i comportamenti lo sono.” (“Intelligenza emotiva per un figlio” di John Gottman, Edizioni BUR Parenting 2015)

Si può dire che l’esigenza di una educazione emotiva sia, oggi come oggi, ancora più pressante che mai, dati i tempi complessi e frenetici che stiamo vivendo.

 

Per approfondire: due autori…

Daniel Goleman, nel 1995, nel suo libro “Intelligenza emotiva”,  scrive che una delle cose più importanti in educazione è “… prestare una maggiore attenzione alla competenza sociale ed emozionale nostra e dei nostri figli, e coltivare con grande impegno queste abilità del cuore.” … e che le capacità interpersonali essenziali “… sono fondamentali proprio come quelle intellettuali, in quanto servono a equilibrare la razionalità con la compassione. (…) Mente e cuore hanno bisogno l’una dell’altro. Oggi è proprio la neuroscienza che sostiene la necessità di prendere molto seriamente le emozioni. Le nuove scoperte scientifiche sono incoraggianti. Ci assicurano che se cercheremo di aumentare l’autoconsapevolezza, di controllare più efficacemente i nostri sentimenti, di conservare il nostro ottimismo, di essere perseveranti nonostante le frustrazioni, di aumentare la nostra capacità di essere empatici – in altre parole, se presteremo attenzione in modo più sistematico all’intelligenza emotiva – potremo sperare in un futuro più sereno.” E ancora: “L’attitudine fondamentale chiamata intelligenza emotiva comprende, ad esempio, la capacità di tenere a freno un impulso; di leggere i sentimenti più intimi di un’altra persona; di gestire senza scosse le relazioni con gli altri… (…) …In questa accezione più estesa dell’espressione ‘essere intelligente’ le emozioni sono attitudini fondamentali nella vita. È la capacità di motivare se stessi e di persistere nel perseguire un obiettivo nonostante le frustrazioni; di controllare gli impulsi e rimandare la gratificazione; di modulare i propri stati d’animo evitando che la sofferenza ci impedisca di pensare; e, ancora, la capacità di essere empatici e di sperare.”

Tratto da “Intelligenza emotiva” di Daniel Goleman, Edizioni BUR Psicologia e Società, 2005.

John Gottman, con Joan Declaire, nel 1997, nel libro “Intelligenza emotiva per un figlio”, scrive: “… la scienza ha compiuto scoperte sensazionali sul ruolo che le emozioni svolgono nella nostra vita. I ricercatori hanno constatato che, più del QI (ndt: Quoziente Intellettivo), sono la consapevolezza emotiva e la capacità di padroneggiare i sentimenti a determinare il successo e la felicità in tutti i campi dell’esistenza, inclusi i rapporti familiari. Per i genitori, questa ‘intelligenza emotiva’, come ormai viene definita da molti, significa essere consapevoli delle emozioni dei propri figli, essere in grado di empatizzare con loro, di rasserenarli e di guidarli. Per i figli, che apprendono la maggior parte delle lezioni sul sentimento dai loro genitori, ciò implica la capacità di controllare i propri impulsi, rimandarne il soddisfacimento, motivare se stessi, interpretare i segnali sociali che provengono dalle altre persone, affrontare gli alti e bassi della vita.”

Tratto da “Intelligenza emotiva per un figlio” di John Gottman con Joan Declaire, Edizioni BUR Parenting 2015.

30 dicembre 2017