L’EMOZIONE DI UN ABBRACCIO…

L’EMOZIONE DI UN ABBRACCIO…

Che cos’è un abbraccio?

Forse ognuno di noi potrebbe dare una risposta diversa, a seconda della propria esperienza, connotandolo in modo positivo o negativo, attribuendo all’abbraccio sfumature emotive o solamente fisiche, valutandolo rispetto al contesto, alla frequenza, all’opportunità o meno di abbracciare e venire abbracciati, al desiderio di riceverlo e donarlo o al relativo fastidio; potremmo pensare agli abbracci preferiti, a quelli del ricordo o quelli dell’attesa. Ci sono abbracci avvolgenti e altri distaccati, dati solo per cortesia…

Abbracciarsi… 

I bambini gradiscono e cercano gli abbracci della mamma, del papà, dei nonni e delle persone a cui vogliono bene. E regalano abbracci spontanei, intensi, a volte irruenti e appiccicosi di gelato, altre volte come urgenti segnali di un bisogno di conforto che può arrivare solo avvinghiandosi alla mamma o al papà. Magari abbracciano, in uno slancio impulsivo, il loro compagno preferito o più piccolo stritolandolo nella loro calorosa morsa per poi stupirsi se vengono allontanati con fastidio… Oppure sorprendono il fratellino, con abbracci che, talvolta, sembrano più dei veri agguati soffocanti, offerti sotto forma di un entusiasmante affettuoso contatto, ma che spesso possono mascherare una oscura, più o meno consapevole, gelosia… (vedi anche l’articolo “Sarà geloso del fratellino?” nella sezione “Pedagogia in pillole”).

Alcuni bambini sembrano, al contrario, non ricercare il contatto con gli adulti e non penso solo a bambini con patologie che interessano anche la sfera affettiva-relazionale (come, ad esempio, quelle dello spettro autistico), ma penso a quei bimbi che fanno fatica a lasciarsi andare, a sciogliersi, ad accogliere le manifestazioni fisiche di affetto. Come le mamme ed i papà intuiscono istintivamente molto bene, a questi piccoli spesso possono servire semplicemente più tempo, cautela, delicatezza, gradualità nel contatto, per non forzarli. Magari, per far accettare il contatto fisico più intimo, si può iniziare attraverso il gioco del solletico, dello scappare e prendersi… e far sperimentare loro, pian piano, il piacere ed il conforto di coccole più tattili e di un abbraccio.

Talvolta, questa apparente diffidenza può derivare dalla difficoltà del genitore stesso ad abbracciare, a dare questo esempio, forse derivato da una mancata esperienza di questo tipo, che può essere dipesa da abitudini culturali, difficoltà ad esprimere fisicamente l’affetto da parte dei propri genitori a loro volta, in una catena generazionale che ha reso meno spontanei gesti come l’abbracciare. Ma, con l’amore e la consapevolezza, in genere una mamma o un papà, scoprono il piacere e la forza di questi gesti e possono provare a colmare questa “distanza” donando ai propri figli tutta la sicurezza e la consolazione possibili che il contatto fisico offre.

Tra adulti un abbraccio sincero, forte, prolungato, è un segno di amicizia, confidenza, affetto, amore, sostegno… che, se gradito, scalda e rimane impresso nella mente e nel corpo, facendo tornare chi lo riceve un po’ bambino, al sicuro tra le braccia di qualcuno.

Emozionante… 

Un abbraccio ha il potere, come poche altre manifestazioni di affetto umano, di offrire un contatto rassicurante, consolatorio, amorevole. Di far sentire accolti, contenuti emotivamente nelle braccia e nella mente dell’altro…

Un abbraccio emoziona. Ti può rimettere al mondo.

Spesso non ci sono parole per esprimere ciò che si vorrebbe comunicare, per lenire un dolore, per ritrovare un affetto perduto, per far sapere che si è presenti e un abbraccio, di quelli fatti bene, fa miracoli. Dice tutto quello che c’è da sapere.

E molte persone sole, difficilmente, per non dire mai, vengono abbracciate da qualcuno, mentre questo semplice ma forte segnale di affetto potrebbe valere per loro molto più di qualsiasi altro dono.

Tutti abbiamo bisogno di essere abbracciati ogni tanto: bambini, adolescenti, adulti, anziani. E tutti, indistintamente, riceviamo dall’abbraccio di una persona cara, un’emozione che può durare un attimo o molto più a lungo, accompagnandoci e facendoci sorridere solo al ricordo…

27 gennaio 2019