PREADOLESCENZA: ETÀ DI GRANDI CAMBIAMENTI…

PREADOLESCENZA:  ETÀ DI GRANDI CAMBIAMENTI…

Premessa…

Questo articolo e quelli che seguiranno vogliono semplicemente fornire degli spunti per riflettere su qualche tematica che riguarda la preadolescenza, per porsi qualche domanda e cercare almeno qualche risposta e, come per tutti gli altri articoli di questo blog, non possono certo esaurire l’argomento, né rispondere alle esigenze individuali di ciascuna persona e famiglia.

La lettura di testi che trattano questo tema è sicuramente molto utile per i genitori e gli educatori, così come un eventuale percorso di consulenza con specialisti dell’educazione.

Preadolescenza:  età di grandi cambiamenti…

Gli anni della preadolescenza, che indicativamente vanno dagli undici ai quattordici anni, in genere vengono fatti coincidere con gli anni della scuola secondaria di primo grado – l’ex scuola media – e segnano una svolta fondamentale ed un’età di passaggio tra l’infanzia e l’adolescenza.

Ma sarebbe ingannevole attribuire a quel pre (che attacchiamo alla parola adolescenza), così come all’idea di periodo di passaggio, il significatodi qualcosa di poco definito, di un transito, di ciò che “conduce a” ma non merita troppa attenzione, un ruolo minore rispetto all’età degli anni successivi, dai quindici ai diciotto circa (ma anche oltre i venti in qualche caso…) quelli propri dell’adolescenza piena.

Quanti cambiamenti…

La preadolescenza è un periodo di trasformazioni intense, potenti, repentine, spesso vissute come “ingestibili”, in cui cambia il corpo, il tipo di pensiero e quindi la capacità cognitiva, l’emotività, l’idea di sé, lo sguardo con cui si osserva il mondo: dai genitori agli altri famigliari, gli adulti in genere, i professori, i coetanei, i bambini ed i ragazzi più grandi, la società e l’ambiente.

Cambiano i punti di riferimento ed il preadolescente stesso non capisce cosa gli stia succedendo… Spesso prova una confusione generale rispetto a ciò che sente, ai suoi stati d’animo che possono variare velocemente dalla gioia alla tristezza o viceversa, attraversando tutte le sfumature intermedie senza che vi sia una bussola emotiva che lo aiuti a decifrarli.

Come ci spiegano le neuroscienze, il cambiamento del modo di funzionare del loro sistema nervoso centrale e l’aumento delle connessioni tra neuroni di aree diverse, li rende particolarmente imprevedibili, impulsivi, accesi, pronti a ricercare stimoli anche senza tener conto di eventuali rischi…

Ma, nello stesso tempo, la ricchezza di possibilità di apprendere e di integrare nuove esperienze, fa di questa età una delle più importanti e feconde per l’evoluzione della creatività, della spinta entusiastica a crescere, della ricerca di nuovi orizzonti…  

È l’età in cui, spesso a fatica e con frequenti oscillazioni emotive in avanti e indietro, si costruisce, si cerca di raggiungere e di ridefinire, ciò che da bambini – tra i tre ed i sei anni circa – si è scoperto e manifestato: la propria identità di genere. Essere femmina o maschio. Essere come mamma o come papà (o come i loro sostituti nella funzione genitoriale). Loro erano I modelli finché si era piccoli.

Ora, nella preadolescenza, in cui i ragazzi e le ragazze sono alla ricerca di scoprire in modo più urgente, ma più turbolento, il proprio “io”, i modelli da seguire ed imitare per cercare il “come chi voglio essere”, aumentano. Nell’esperienza di ciascuno, possono entrare altre figure femminili o maschili significative (insegnanti, allenatori, uno zio o una zia, un fratello o una sorella maggiore, l’amico o l’amica del cuore, l’educatore del centro estivo…) in base alle occasioni ed all’affinità, all’ammirazione, al sentire la tal persona come una guida, un alleato per la propria crescita.

Possono essere diverse quindi le persone che vengono prese a modello ed ognuna potrà essere di ispirazione per una caratteristica di personalità, per un modo di comportarsi e di esprimersi o altro…, contribuendo a formare pezzetti diversi di quell’insieme unico e stupefacente che è una ragazzina o un ragazzino di undici, dodici, tredici o quattordici anni…

E l’età della latenza?

Ai giorni nostri, in realtà, sembra (sembra?) anticipato il presentarsi della preadolescenza che non è più così distinguibile dall’età di poco precedente, la cosiddetta “età della latenza”, quella che va dai sei ai dieci anni circa e che coincide con gli anni della scuola elementare, l’attuale scuola primaria.

Anzi, pare che questa fascia di età – in cui appunto entravano in latenza tutti i conflitti, le paure, le ansie dell’età infantile per lasciare spazio ed energie da rivolgere in gran parte agli apprendimenti – non esista più o quasi, sia come scomparsa o molto ridotta, un tantino sbrindellata, al punto da lasciar passare tra le sue maglie allentate accenni o anche vere e proprie incursioni da parte di aspetti esplosivi, recriminazioni, ragionamenti, cambi di umore che ci si aspetterebbe da un dodicenne, non da un bambino di nove anni.  

Da cosa dipende questa accelerata? Difficile dirlo.

Troppi stimoli? Bambini sovraesposti ad un bombardamento di immagini, suoni, novità, velocità eccessiva nella fruizione delle esperienze? Colpa di un uso eccessivo e sregolato dei videogiochi, della televisione, dei telefonini, dei computer? Esempi dal mondo adulto visto in TV o, purtroppo, anche nella realtà, che mostra i suoi lati peggiori nel linguaggio, nell’immagine di sé, nei comportamenti?

Non c’è una risposta unica e sicura, ma il tutto, purtroppo, avviene ovunque e continuamente, senza alcun rispetto per il mondo dei bambini e delle loro menti in formazione, che non hanno ancora gli strumenti per filtrare e comprendere ciò che accade intorno a loro o che vedono e ascoltano dai media.

Forse questi bambini rielaborano tutto l’eccesso ed il miscuglio di questi messaggi come una spinta a fare presto, a fare prima, a muoversi a crescere per poter arrivare anche loro a poter controllare qualcosa o, almeno, ciò che li riguarda.

Genitori in “secondo piano”…

Nel periodo della preadolescenza i genitori passano in secondo piano, almeno in parte ed in apparenza e iniziano (o  hanno iniziato già da un po’) ad essere messi in discussione.

Queste contestazioni spesso avvengono a priori, in modo impulsivo, per rispondere più alla propria insoddisfazione ed ai propri sentimenti ambivalenti che a veri motivi di rifiuto.  

I ragazzini sentono di riuscire a pensare in un modo nuovo, con la loro testa, a comprendere nuove sfumature, a rivedere certi episodi vissuti sotto una nuova luce, a farsi molte più domande, a fare ipotesi più complesse su ciò che accade ed a prevedere con maggiore precisione (o a pensare di riuscire a farlo) come potrebbe andare una data questione che li riguarda…

Ciò che dicono “i grandi” non è più oro colato, viene vagliato e discusso. I genitori vengono in qualche modo buttati giù dal piedistallo in cui i figli li avevano collocati da piccoli.

E voi genitori come potete fare? Qualche spunto per pensare…

È naturale, è normale che tutta questa rivoluzione avvenga e sta a voi genitori assorbire questi colpi senza sfasciarvi, senza irrigidirvi sulle vostre posizioni e senza derogare alle vostre responsabilità educative… Una cosetta da niente…

Loro, i vostri figli che stanno vivendo tutte queste trasformazioni si aspettano che voi genitori rimaniate uguali a voi stessi… sono loro a cambiare, non voi! Tuttavia, con una tenera incoerenza (che tanto tenera non appare nei momenti di conflitto…) data dalla loro confusione, vorrebbero che voi, magicamente, foste pronti al loro servizio, disponibili, scattanti e, naturalmente, indovini per intuire al millesimo ciò di cui avrebbero bisogno in quel momento… pur non sapendolo nemmeno loro. Che delizia, eh?

Coraggio!

Una pratica molto importante da perfezionare è quella di ascoltare i figli preadolescenti. Ascoltarli attentamente, profondamente, senza mai banalizzare quello che raccontano o che capita loro.

Come ben sapete l’ascolto è fondamentale in tutti i periodi della vita dei vostri figli ed ora diventa una chiave di accesso ancora più preziosa per mantenere aperto il canale del dialogo e per far sentire loro che ci siete, nonostante le loro sfide ed i loro attacchi.

Serve ascoltare anche le loro “domande silenziose”, saper leggere oltre le righe, cogliere i segnali dati dai loro atteggiamenti e comportamenti.

Guai a trattarli ancora come bambini, perché reagiscono come se fossero stati offesi, ma non vanno neppure trattati “da grandi”, perché fanno ancora fatica a reggere aspettative di responsabilità ed a dimostrare autocontrollo, coerenza, ragionevolezza. Una bella prova di equilibrismo!

Meglio non catalogarli in modo preciso, ma mostrarsi aperti a capire ed aiutarli con il dialogo a comprendere ciò che vorrebbero in quel momento, con buone domande, magari aperte per lasciare a loro la ricerca dei diversi significati e delle diverse opzioni.

Ovviamente, in alcune situazioni, quando si tratta della loro salute o sicurezza o di questioni importanti su cui non è possibile derogare ad una regola, sarete voi a decidere per loro e li farete sentire al sicuro, protetti come quando erano piccoli. Anche se non lo ammetteranno mai, saranno sollevati di “non dover scegliere” e rispetteranno la vostra autorevolezza.

Qualche spunto per tenervi in contatto con loro…

Cercate di avvicinarvi al loro mondo, ai loro interessi. Fatevi spiegare come funzionano tutti gli aggeggi tecnologici che usano; provate a guardare insieme a loro i programmi che preferiscono alla TV per poi commentarli con loro; proponete la visione di un film che interessi anche voi per vivere del tempo in un condiviso relax; interessatevi alle loro letture per poterne poi parlare insieme; raccontate loro della vostra preadolescenza, cosa vi piaceva e cosa no, per incuriosirli e farli sentire più compresi…

Le “prediche” servono a poco, perché solitamente sono vissute dai ragazzi e dalle ragazze con fastidio e, spesso, con un’aria di sufficienza che risulta molto irritante (forse non a caso…).

Vengono considerate noiose perché sentite ripetere più volte e non vengono ascoltate. Non riescono a raggiungere i figli nel loro profondo sentire, nel loro sintonizzarsi con voi e possono risultare addirittura controproducenti e stimolare in loro la voglia di trasgredire ancora…

Provate invece a mantenere la calma e comportarvi in modo deciso ma accogliente! Prendetevi del tempo per questo, per parlare con loro guardandovi negli occhi.

Chiedete la loro attenzione e, se svicolano dicendo che hanno fretta o altro, non rinunciate, non cedete al nervoso o alla rabbia, ma dite loro che ne riparlerete più tardi (o appena sapete che sarà possibile), dandovi una specie di appuntamento.

Ascoltate le loro motivazioni: li farete sentire accolti e, forse, più disponibili ad ascoltarvi a loro volta. Motivate sempre le vostre decisioni, perché i figli sappiano dare significato alle vostre scelte e comprendano meglio i motivi sottostanti.

Fatevi sentire sicuri di ciò che dite loro e di come agite. Se rimanete calmi potete mantenere almeno in parte la vostra autorevolezza e dar loro messaggi di autocontrollo (ecco ancora l’esempio da dare) e di una decisa competenza, che li farà sentire protetti, nonostante la loro voglia di ribellione.

Gli adulti siete voi e voi avete la capacità e la possibilità di vedere la situazione in modo più ampio, in prospettiva e di gestire la vostra emotività senza lasciarvi “mettere al tappeto” dai vostri figli, ma sapendoli accogliere e guidare.

Un argomento molto vasto…   

Seguiranno altri articoli su questo tema, che è talmente vasto da richiedere diversi spazi di riflessione per affrontarne i molteplici e affascinanti aspetti, senza la pretesa né di esplorarli tutti né di rispondere in modo esauriente alle mille domande che ogni genitore di un figlio o di una figlia preadolescente si pone.

Senza la pretesa di trovare risposte e soluzioni che vadano bene per tutti…

L’importante, come sempre in educazione, è provare a farsi delle buone domande, essere disponibili a mettersi in gioco e cercare di affiancare i figli che stanno crescendo nel modo più consapevole, amorevole e attento possibile.  

Alcune indicazioni bibliografiche:

– Qualche testo non proprio recente, ma sempre attuale interessante e utile:

“Intelligenza sociale”, di Daniel Goleman, edizioni Best BUR;

“Intelligenza emotiva per un figlio”, di John Gottman, edizioni BUR parenting.

 “L’età incerta. I nuovi adolescenti” di Silvia Vegetti Finzi e Anna Maria Battistin, edizioni Mondadori;

“Psicologia dell’Adolescenza” di Giovanni D’ Agostini, edizioni La Casa Verde.

– Un testo più recente e utilissimo:

“L’età dello tsunami. Come sopravvivere a un figlio pre-adolescente” di Alberto Pellai e Barbara Tamborini , edizioni De Agostini

29 settembre 2019

Potete trovare un altro mio articolo sulla preadolescenza, dal titolo “Preadolescenti: la relazione con i coetanei”, nel bellissimo sito di Clio, “PARENT .- SMILE AND GROW” https://parent-smileandgrow.com/it/ inserito nel post: Preadolescenza, come aiutare tuo figlio ad affrontare i cambiamenti e instaurare nuovi legami?

Clio vive all’estero, è mamma di due bambini, preparata e sempre aggiornata sulle tematiche educative, piena di idee e progetti professionali avviati ed in costruzione. Scrive con passione articoli molto interessanti e ricchi di spunti, informazioni, riflessioni tratte anche dal suo quotidiano: da leggere con attenzione! Lei ed io siamo in contatto epistolare da un po’ di tempo e mi ha fatto l’onore di pubblicare un mio articolo. Grazie Clio!



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