PREADOLESCENTI E GENITORI: LA COMUNICAZIONE DIFFICILE…

PREADOLESCENTI  E  GENITORI: LA COMUNICAZIONE DIFFICILE…

Ma io parlo al muro?…

Pare che il dialogo con i figli preadolescenti, nella maggior parte dei casi, sia  molto difficile o addirittura chiuso, un percorso colmo di ostacoli da aggirare con grande pazienza e intuito. Dialogo poi… possiamo dire “monologo”, spesso! Perché loro, i figli, ascoltano poco, rispondono (se rispondono) a monosillabi a domande e richieste e raccontano ancora meno…    

Non ci ascolta più…

Spesso i genitori riferiscono con grande sconforto che i figli preadolescenti – che magari, nel periodo dell’infanzia e delle scuole primarie, erano bambini tranquilli, aperti e rispettosi -, sembrano ora irriconoscibili e sono diventati distratti, apparentemente impermeabili alle normali comunicazioni, chiusi nel loro mondo, pronti a rinfacciare o ad offendersi per qualunque cosa, talvolta strafottenti o addirittura verbalmente aggressivi,…

Non è certamente così per tutti, qualche eccezione c’è e, in qualche caso, si può intravedere ancora il bambino o la bambina che sono stati e che proseguono nella loro crescita con le caratteristiche che li distinguevano, senza troppi scossoni… ma sono davvero pochi.

E capita che, anche quelli più apparentemente chiusi e meno disponibili al dialogo, tornino, talvolta, ad essere chiacchieroni con mamma o papà se c’è qualcosa che sta loro veramente a cuore e abbiano voglia di parlarne. Magari per brevi sprazzi, ma accade… Soprattutto se, durante l’infanzia, il dialogo c’è stato ed i genitori erano presenti e disponibili a questo.

Ma, in generale, sappiamo bene che parlare con una ragazzina o un ragazzino di questa età, può risultare un’esperienza abbastanza frustrante, che si può ridurre, nostro malgrado, ad una specie di interrogatorio oppure ad una sequenza di rimproveri o comandi, di cui ci si rende conto, ma che pare, al momento, l’unico modo per “raggiungerli” …

Ma con i loro amici parlano, eccome…

È vero! Tanto sembrano mute e muti con i genitori, tanto sono chiacchierone e chiacchieroni con i coetanei loro amici. E meno male! Almeno tra loro parlano molto e volentieri e non ci si deve preoccupare che siano isolati o infelici.

Inutile, cari genitori, farlo notare, covando magari la speranza che cerchino di “rimediare” aprendo con voi un bellissimo dialogo, ricco e allegro… Non accade! Anzi, se puntualizzaste queste differenze, potreste vedere una reazione stupita da parte loro, la faccia di chi non capisce di cosa state parlando e potreste anche rischiare che chiudano ancora di più le comunicazioni, catalogandovi come “stressati” o invadenti…   

Come eravate voi alla loro età?   

La preadolescenza dei propri figli è un periodo di grandi cambiamenti, dubbi, incertezze sia per i ragazzi che per i genitori, ma è anche un’età che contiene meravigliose possibilità di evoluzione, una ricchezza straordinaria di apprendimenti e di scoperte…

È anche un’occasione per ripensare a sé stessi alla loro età e tirar fuori dal cassetto della memoria qualcosa che forse, per molto tempo, era rimasto seppellito sotto strati di vita vissuta.

Probabilmente anche per voi genitori, quel periodo è stato turbolento, colmo di contraddizioni, di grandi domande, di scoppi di felicità e poi di collera, di aspettative  e timori verso il futuro, ecc. ed è stato forse più semplice metterne da parte i ricordi, non pensarci più, archiviarlo come un tempo di passaggio necessario ma inquieto, quasi da dimenticare, tanta era stata la fatica nell’attraversarlo.

Ma ora, inevitabilmente, ecco che i vostri figli vi mettono di fronte alla ragazzina e al ragazzino che voi, mamme e papà, siete stati. Vi “costringono” a farci i conti ed a ripescare, quasi con stupore, emozioni, sentimenti, stati d’animo che erano stati sopiti e che ora tornano a galla e chiedono attenzione, nuovi pensieri, una certa indulgenza e una sorta di riscatto…

Ecco che, forse, riuscite a guardare i vostri figli, che si muovono goffamente in questo magma di pensieri-emozioni-pulsioni, con occhi diversi, con una maggiore capacità di immedesimazione, con una maggiore comprensione e rinnovata tenerezza.

Naturalmente tutto questo “ben di dio” emotivo va affiancato da una razionale, solida e consapevole abilità genitoriale nel guidare i figli e mantenere l’attenzione sulle priorità educative (sicurezza, rispetto, studio, …), che non devono venire meno, anche se, inevitabilmente, con la crescita, cambiano gradualmente forma.  

Cosa vi aspettavate dai vostri genitori alla loro età? Cosa funzionava nella relazione con loro e cosa non funzionava? Provate a ricordare…

La comunicazione…

La comunicazione con un preadolescente è necessariamente diversa da quella che si ha con un bambino e voi genitori, istintivamente, lo sapete e cercate di adeguare le vostre modalità comunicative. Queste contengono molti aspetti, che ne connotano il significato profondo: il lessico che usate, il tono della voce, la velocità delle frasi, il ritmo e le pause, la mimica, la gestualità, la postura corporea, l’atteggiamento, anche il contesto in cui ci troviamo, …

Inoltre, teniamo sempre presente che, come diceva il grande psicologo Paul Watzlawick, è impossibile non comunicare, infatti comunichiamo e trasmettiamo messaggi anche senza le parole, ma con lo sguardo, il corpo e le sue posture o, addirittura, senza fare nulla, stando immobili… anche quella è una comunicazione…

Probabilmente vi starete chiedendo “cosa mi sta comunicando mia figlia (mio figlio) con quello sguardo?” , “… con quelle braccia incrociate?”, “… con le cuffiette nelle orecchie?”, “… fingendo di dormire?”

C’è molto da pensare!…    

… E allora? Come tenere aperto il dialogo?

Non c’è una formula magica o una soluzione valida per tutti e le considerazioni che seguono sono degli spunti di riflessione, per ripensare a come vi state ponendo nei confronti dei vostri figli e individuare se e come modificare qualche aspetto della vostra relazione.

Per prima cosa, avere presente che si ottiene molto di più con la calma e un atteggiamento di aperta disponibilità che con l’insistenza, le sgridate, le urla o le offese, aiuta ad affrontare certi mutismi con un po’ di ironia e leggerezza.

Cercate di non iperverbalizzare con i figli, di non sopraffarli di parole, raccomandazioni, richieste, critiche. Otterreste solo l’effetto contrario: chiuderebbero la comunicazione in men che non si dica. Oppure reciterebbero una parte, fingendo di ascoltarvi e sperando che la smettiate il prima possibile.

A tavola, magari la sera a cena, quando la giornata sta per finire e ci si può rilassare, può essere un buon momento per dialogare in famiglia. Evitate gli “interrogatori” ai figli su come è andata a scuola, se hanno fatto i compiti e studiato, ecc. Parlate voi – sia il papà che la mamma –  della vostra giornata, di qualche momento particolare vissuto o di qualcosa che avete pensato, possibilmente raccontandolo in modo positivo e interessante, così da catturare l’attenzione anche dei figli, che possono ascoltarvi senza sentirsi per forza tenuti a dire qualcosa, ma sentendo che avete il piacere di condividere tra voi genitori (esempio molto importante) ed anche con loro i vostri pensieri.

E, magari, possono notare che non sono sempre e solo loro al centro di tutta la vostra giornata! È possibile (magari poco probabile, ma possibile) che anche loro vi raccontino, spontaneamente o su vostro invito, qualcosa della loro giornata, scegliendo liberamente di quale argomento. Se non lo fanno non insistete! Sarà per la prossima volta e avranno comunque partecipato ad un momento famigliare gradevole. 

Certamente, su alcune questioni di base che li riguardano e delle quali avete necessità di parlare con loro, dovete trovare il modo di farvi ascoltare. Lo spiegate bene, con tranquillità, anticipando l’importanza del momento o la serietà dell’argomento e chiedendo la loro partecipazione e attenzione. Se siete convinti che non sia in discussione che voi possiate o no parlare con loro, né che loro vi ascoltino o no, riuscirete ad essere convincenti e assertivi ed a farvi ascoltare.

26 ottobre 2019

Potete rileggere anche l’articolo precedente, in questa sezione: “Preadolescenza: età di grandi cambiamenti”. http://www.educazionequotidiana.it/pedagogia-quotidiana-per-genitori/preadolescenza-eta-di-grandi-cambiamenti/(si apre in una nuova scheda)

E quello che ho scritto per il sito di Clio “Smile and grow”: “Preadolescenti: la relazione con i coetanei” https://parent-smileandgrow.com/it/