FIGLI SOTTO ESAME: NON STRESSIAMOLI!

FIGLI SOTTO ESAME: NON STRESSIAMOLI!

Gli esami, una prova importante…

Quando un figlio/una figlia deve affrontare gli esami scolastici – per la prima volta, come quelli del terzo anno di scuola secondaria di primo grado (la vecchia terza media) o per la seconda volta, come quelli di maturità -, sappiamo che, quasi certamente o almeno nella maggior parte dei casi, vive questa esperienza con una carica di ansia e preoccupazione spesso alta, come è naturale che accada di fronte ad una prova nuova e importante.

Questa prova arriva dopo un percorso di studi, come verifica finale di ciò che lui/lei, in quanto alunno/a, ma soprattutto in quanto ragazzo o ragazza del suo tempo, ha appreso, ha interiorizzato, ha elaborato ed integrato nel proprio personale sistema di conoscenze e di capacità personali e sociali. 

È una prova che, a tredici e poi nuovamente a diciotto anni, può rappresentare simbolicamente una specie di iniziazione, sostituendo in qualche modo, nella cultura occidentale, ciò che, in alcune culture veniva o viene tuttora richiesto come prova di forza, di maturità fisica e psichica, per segnalare che l’allievo è pronto per andare nel mondo, per viaggiare con le proprie ali, per farcela da solo.

Anche se, almeno nella nostra cultura, ciò è tutt’altro che realistico, costituisce tuttavia un rito di passaggio verso livelli di studio e maturazione superiori (le scuole secondarie di secondo grado o l’università).

Che ansia questi esami!

Spesso, per non dire sempre, l’ansia che l’alunno/a prova viene condivisa e vissuta da tutta la famiglia, che partecipa emotivamente e fattivamente al periodo preparatorio pre-esami.

Molti genitori – le mamme in particolare – tendono a vivere in modo talmente intenso questo periodo da divenire talvolta fonte di ulteriore ansia per i loro figli, non riuscendo a distanziarsi da ciò che essi devono poter fare in autonomia e, con le migliori intenzioni, li riempiono di premure, proposte di aiuto e, soprattutto, raccomandazioni su quanto-come-dove-quando-perché studiare…

I figli-studenti – che in genere sentono-pensano di star facendo sforzi “immani” (a cui non sono abituati, poveri piccoli…) dopo un anno scolastico impegnativo – possono reagire in molti modi, che vanno dall’essere infastiditi al fingere di ascoltare pur di non dover discutere, all’arrabbiarsi, al chiudersi in camera, al cercare di studiare fuori casa il più possibile, ecc. e le mamme-chiocce-controllori in genere rimangono stupite-deluse-risentite e, sicuramente, ancora più preoccupate…

Quale suggerimento?

A voi, cari genitori e soprattutto care mamme, che di vostro figlio dite frasi tipo “Ha le batterie scariche… L’ho appena insultato perché non si dà una mossa a studiare…”, “Lo prenderei a sberle…”, voglio dare un suggerimento, che chiamerei “doppia strategia”, per alleggerire un po’ le tensioni:

– potete dapprima accogliere la sua stanchezza, riconoscendogli che ha fatto molto (così si sente capito…) e dicendogli che non volete stressarlo con le raccomandazioni… (stile: mamma comprensiva…)

– poi è sufficiente che gli ricordiate che nessuno può studiare al posto suo e che gli diciate che vi fidate del suo senso di responsabilità (così non potrà sentirsi pressato né prendersela con voi) ma, al tempo stesso si sentirà spinto a dare il meglio di sé… (stile: mamma astuta…).

E, naturalmente… cercate di rimanere CALME!

P.S. questa modalità di accogliere e responsabilizzare, naturalmente vale in moltissime situazioni educative e, se ben gestita, può dare buoni frutti!

E… per gli esami: in bocca al lupo ai vostri figli e a voi tutti! 

24 giugno 2019