INCLUSIONE, EDUCHIAMOCI A RICERCARLA…

INCLUSIONE, EDUCHIAMOCI  A RICERCARLA…

È da poco ripartito il nuovo anno scolastico e il tema dell’inclusione, che riguarda tutta la società e, molto da vicino, il mondo della scuola è più che mai attuale e ricco di possibilità…

In una società sempre più frenetica come la nostra, chi non sta al passo, chi non riesce a svolgere tutto ciò che dovrebbe poter fare per la sua età, chi presenta una difficoltà, una diversità o una disabilità di qualche tipo, trova ostacoli ovunque, barriere architettoniche e culturali, barriere poste dal rifiuto come dall’indifferenza, dalla superficialità, dalla mancata progettazione di spazi e tempi adeguati, dall’assenza di strategie efficaci per favorire la partecipazione piena di ogni persona alle diverse possibilità ed attività che la vita presenta.

I bambini, in realtà, sono più attrezzati di noi adulti a veicolare messaggi ed azioni di una naturale condivisione di esperienze con i loro pari, senza pregiudizi, a meno che non siano influenzati in senso negativo dagli adulti che li condizionano con le loro paure, diffidenze, chiusure mentali…

A scuola…

La scuola, pur con tutte le difficoltà e le contraddizioni che inevitabilmente sperimenta nella realtà di tutti i giorni, riveste un ruolo privilegiato per fornire uno “spaccato”della società in cui i bambini crescono. Permette di toccare con mano l’esempio di come sia possibile ed anche stimolante per tutti imparare nuovi linguaggi, nuovi modi di comunicare ed apprendere, per rispondere ad esigenze complesse e specifiche dal punto di vista fisico, relazionale e didattico come, spesso, alcune disabilità comportano.

Nel percorso scolastico che in Italia ha portato, con la riforma del 1977 (oltre quarant’anni fa, con grande apertura e lungimiranza rispetto alla maggior parte dei paesi europei), alla chiusura delle classi “speciali” per permettere agli alunni con disabilità di partecipare alla vita scolastica con tutti i loro coetanei, le tappe di questo processo sono state molto lunghe e complesse. Nei primi anni la realtà scolastica ha “rincorso” la legge, adeguando man mano le risorse necessarie per applicarla (formazione degli insegnanti di sostegno specializzati, programmi didattici diversificati, eliminazione delle barriere architettoniche, ecc.). Man mano, in questo processo lunghissimo, ricco e complicato dal punto di vista sociale e legislativo, è avvenuta un’evoluzione dei concetti stessi che sottostavano a questo diritto. Si è iniziato parlando di inserimento, poi di integrazione ed ora si cerca di applicare il concetto di inclusione. Proviamo a definire in modo assai sintetico i tre concetti-chiave che hanno accompagnato la presenza degli alunni con disabilità in classe, dopo la riforma del 1977:

inserimento: l’alunno con disabilità veniva inserito in una classe di cosiddetti “normodotati”, dovendo adattarsi continuamente a ciò che il gruppo classe viveva. Doveva seguire una programmazione didattica differenziata, con l’aiuto di un insegnante di sostegno. Spesso il suo programma e le sue esperienze erano ben distanti da quelli dei compagni;

integrazione: ha permesso di superare il concetto iniziale e zoppicante, di inserimento, in cui non si creava una vera unione, ma un gruppo di tot. alunni più uno… Nell’ottica dell’integrazione le competenze di didattica speciale, che gli insegnanti (sia di sostegno che curricolari), hanno messo in atto ed approfondito, servivano per favorire il percorso di apprendimento, di partecipazione sociale e di senso di appartenenza degli alunni con disabilità, in una ricerca ed applicazione di strategie e competenze man mano più ampie e significative;

inclusione: il concetto elevato di inclusione ha ampliato quello dell’integrazione verso il poter proporre e applicare le stesse azioni, strategie ed occasioni a tutti gli alunni, per evitare qualsiasi forma di emarginazione anche culturale. Il processo verso l’inclusione è ancora lungo e lento. La cultura inclusiva, laddove viene sostenuta e applicata, favorisce finalmente  il vero progresso e la reale efficacia di tutto l’impegno, la ricerca, l’applicazione delle buone prassi, le esperienze di vera partecipazione che vanno al di là di vuote dichiarazioni e delle mere intenzioni. La didattica inclusiva, grazie alla conoscenza dei diversi stili di apprendimento, delle capacità di funzionamento cognitivo e di una maggiore possibilità di azione individualizzata, contiene già la possibilità per i docenti di favorire l’apprendimento di ciascun allievo, adattando in modo adeguato tempi, contenuti e strategie che permettano a tutti di interiorizzare e di saper utilizzare ciò che man mano l’esperienza scolastica propone loro, favorendo, grazie ad insegnanti sensibili, attenti e preparati, il progresso scolastico dell’alunno con disabilità e dei suoi compagni e, soprattutto, la loro crescita emotiva e relazionale.  

Inclusione come esperienza culturale…

Anche la convivenza quotidiana tra persone con provenienze così diverse tra loro, con storie uniche e, spesso, inimmaginabili, permette agli alunni ed ai loro insegnanti di conoscere realtà lontane, geograficamente parlando, ma vicine in quanto ad emozioni e sentimenti umani di insicurezza, paura, speranza, nostalgia… e che possono aprire le menti a confronti con la propria realtà, che spesso viene data per scontata e magari non è apprezzata fino in fondo, perché viene forse “sottovalutata”, in quanto esperienza quotidiana fin dalla nascita.

L’incontro con l’altro permette di rivalutare l’importanza di ciò che si ha: una famiglia, una casa, cibo, vestiti, educazione, istruzione, attenzione alla salute, pace e libertà di espressione, possibilità di progredire e di fare progetti per il futuro… e di comprendere che ogni persona, ovunque sia il suo paese d’origine, ha diritto a tutto questo.

Un’occasione per tutti…

Di fronte ai bambini ed ai ragazzi con disabilità, come a nuovi compagni che arrivano da altre realtà culturali, nascono domande, curiosità, sguardi nuovi, interesse sincero per le vite degli altri. Emergono gesti e parole accoglienti, di comprensione vera, di amicizia, di affetto. La consapevolezza che ogni persona è portatrice di diversità, di unicità e di una singolare ed irripetibile ricchezza può farsi strada. E tutto questo può accadere se la “regia” degli adulti è serena, attenta, aperta e condotta nell’unico modo in cui è giusto che avvenga: in modo naturale. Non vi dovrebbero essere forzature, non sono necessari imposizioni o proclami perché l’inclusione si verifichi e perché gli alunni con disabilità ed anche alunni con culture minoritarie possano accedere al massimo sviluppo del loro potenziale e di consapevolezza cognitiva, emotiva e culturale .  

Ed è questo il cuore del concetto stesso di inclusione: ciò che serve ed è di aiuto per uno, lo è per tutti

Non si è ancora raggiunta una realtà di scuola totalmente inclusiva e forse non la si raggiungerà mai, perché è in atto un processo sociale di continuo cambiamento che alza costantemente l’asticella degli obiettivi da perseguire. La scuola sta cercando di attivarsi nel modo migliore possibile, ma questo percorso contiene una altissima complessità che porta ad una sfida costante.

Però sappiamo tutti che le sfide e gli ostacoli possono e devono essere uno stimolo per impegnarsi e progredire, ricercando con passione le possibili risposte e, dove non sono presenti… provare a crearle!  

15 settembre 2019