Dis-appunto: dov’è finita l’educazione?

Dis-appunto: dov’è finita l’educazione?

È vero, ho il pallino dell’educazione. Sono una sostenitrice accanita e anche, probabilmente, un filino anacronistica, della vecchia, rassicurante, cara, sottovalutata ai giorni nostri, buona educazione.

Pare a me o ce la siamo per lo più giocata? È una mia sensazione o in giro ce n’è sempre meno? Dove sono finite le buone maniere? Capisco che la fretta con cui viviamo ogni giorno non incoraggi un uso del caro savoir faire, del cortese attendere, dell’attenzione all’altro, ma vivaddio: un po’ di gentilezza! Un po’ di “bel modo” non guasterebbe.

Non certo il “bel modo” affettato, la formalità, la gentilezza apparente, è ovvio! Quello di cui parlo e di cui sento la mancanza è proprio la creanza, il garbo nel parlare e nell’agire. Sì, è nostalgia la mia, perché sono cresciuta con queste attenzioni intorno a me, nella mia famiglia. Ho provato quasi sempre (nessun genitore è perfetto) cosa vuol dire “comportarsi bene” e non in un modo forzato, ma naturale, perché così era.

Non era in discussione. Io, come molti della mia generazione, venivo rimproverata se rispondevo male ai miei genitori o sarei stata ripresa se fossi stata scortese con altre persone. Ma soprattutto, sapevo che era giusto, perché avevo avuto sotto gli occhi, da sempre, l’esempio dei miei, dei loro amici, dei parenti. Come dire… la buona educazione era diffusa come una buona abitudine.

Ora, se non state sbadigliando o pensando che sono noiosa e pedante (o entrambe le cose, povera me!) e vorrete leggere le prossime pagine, mi accompagnerete nel mio viaggio fatto di spunti, riflessioni, note, che attraversano immancabilmente le mie giornate.

Perché sì, lo confesso: sono una fastidiosetta che – anche se preferirei non accadesse e, peraltro, detesto pure ammetterlo – ha spesso ed ancora un brivido di indignazione quando assiste a certa maleducazione, a certe mancanze, a spaventose cadute nella superficialità o, ahimé, nella cialtroneria, male piuttosto esteso dei nostri tempi…

Le prossime righe che leggerete sono quindi nate da una reale situazione in cui mi sono trovata (anche più di una volta…) e che, da tempo, avevo voglia di raccontare. Probabilmente, a questo seguiranno altri brevi articoli dello stesso genere, man mano che le mie giornate mi offriranno (e temo che le occasioni non mancheranno…) materiale su cui riferire il mio “disappunto”… e ne ho già qualche esempio in mente…

 

 

Alla ricerca di un po’ di pace

Prima tintarella dell’anno. Sono finalmente sdraiata sul lettino al lago. Qualche ora tutta per me.

C’è poca gente, è presto, sono appena le due del pomeriggio. Fa parecchio caldo e il silenzio sonnacchioso è rotto solo dallo sciabordio dell’acqua e dai versi della anatre che passano in fila vicino alla riva.

Inizio a leggere, pregustando un paio d’ore di puro relax e… si eleva, ALTA, LA VOCE FASTIDIOSA, PETULANTE, DI UNA DONNA CHE PARLA, PARLA…  …

Sta raccontando alla sua amica e, contemporaneamente, a tutti i presenti nel raggio di almeno venti metri, qualcosa sui vicini di casa e si capisce che l’amica sa già molto bene di cosa si tratti.

È un aggiornamento!

La vicina viene definita “meschina” e “truffatrice” e “ladra” e poi pare che questi malvisti ed impietosi vicini sbaglino qualunque cosa, “anche il giorno di raccolta dell’umido, che resta fuori casa per due giorni buoni!”

E poi “piangono il morto” e pare non paghino alcune spese condominiali, danneggiando tutti “eppure io ho una macchinetta di dieci anni e loro il SUV!”… il tutto sbraitato con una vera indignazione.

“Sì”, aggiunge, a voce alta pure lui, suo marito “e vestiti firmati e quattro telefoni!”, (come lo sappia trovo sia un mistero).

“E poi sono maleducati!”, urla la signora…

‘E invece tu, come pensi di essere, cara la mia stressa nervi, una lady discreta?’, penso di dirle.

Ma taccio. Taccio e mi impongo di ignorare il trio di nobili pettegoli, concentrandomi sul mio giallo.

Mi guardo intorno e pare non farci caso nessuno dei pochi presenti, lontani, tuttavia, da noi. Chi parla, a voce abbastanza alta ovviamente, al telefonino e ad altre persone, chi ha nelle orecchie le cuffiette dell’I-POD, beato lui…

Niente! Non riesco a seguire la trama, tanta è l’interferenza di quelle voci irritanti.

Quella non smette un attimo di blaterare.

Penso seriamente di dir loro di parlare sottovoce, ma so già che non servirebbe a niente. Anzi, me la immagino la gran dama che mi direbbe che “questo è un posto pubblico”, che lei parla quanto vuole, che se mi dà fastidio posso pure cambiare posto. E come mi permetto?

Lo so già.

‘Perché tu, grandissima logorroica, mi stai fracassando le orecchie con i tuoi commenti indignati, ma, come tutti i cafoni, sei convinta di essere un raro esemplare di eccelso comportamento!’

‘Io sarò anche fastidiosetta, ma voi siete dei gran burini!’, le indirizzo telepaticamente, sperando che il mio pensiero negativo le arrivi sulle corde vocali e gliele attorcigli.

Meno male che, all’improvviso, qualcuno inizia a falciare l’erba, così il rumore eccessivamente forte della macchinetta copre le vostre brutte voci.

Che fortuna!

Un gran rumore mi salva da questo pollaio. Piuttosto! Che bel momento!

… Ma… un po’ di silenzio no?

E, dato che il mondo è pieno di lord, devo ricordarmi di mettere nella sacca, per la prossima tintarella rilassante, i tappi per le orecchie…

 

26 maggio 2018